ITALIA

Gli antichi greci l’avevano chiamata Enotria, terra del vino. Questo sta a significare che la penisola affacciata sul Mar Mediterraneo che oggi si chiama Italia godeva già fama di terra vocata alla coltivazione della vite e alla produzione del vino. Se dapprima è stata soprattutto la parte meridionale della penisola ad essere coinvolta nella viticoltura, grazie all’arrivo delle genti dal medio oriente che per primi hanno introdotto la vite in Europa, successivamente la coltivazione si è espansa in tutto il territorio. Tra le antiche popolazioni un ruolo importante l’hanno avuto gli Etruschi nell’Italia centrale, in particolare in quelle che oggi sono le regioni di Toscana, Umbria e Lazio.

Vite e vino che per secoli sono stati protagonisti anche della vita sociale, politica ed economica dell’Italia, sia attraverso il Medio Evo che il periodo del Rinascimento e successivamente dei secoli più vicini a noi. Vite e vino protagonisti anche nell’arte e nell’architettura, così come nella letteratura. Per non parlare del paesaggio! Se oggi la Toscana è considerata una delle più belle regioni del mondo lo dobbiamo all’intelligenza e allo spirito artistico di quanti, nei secoli, hanno saputo “pennellare” un paesaggio degno di un pittore utilizzando due delle coltivazioni tipiche del territorio, la vite e l’ulivo, oltre alla pianta del cipresso.

Grazie alla diffusione della coltivazione nell’intera penisola, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia fino alla piccola isola di Pantelleria in mezzo al Mediterraneo non lontano dalla costa della Tunisia, l’Italia possiede oggi la più grande varietà di vitigni autoctoni (circa 545) adatti a produrre la più ampia gamma di vini. Un altro primato che può vantare è quello di aver dato vita alle prime denominazioni di origine controllata ante litteram del mondo, e cioè la delimitazione dei territori di produzione dei vini Chianti, Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra in virtù del bando del granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici nel 1716.

Un vino, il Chianti, che già nel XIX secolo ha fatto da apripista ai vini italiani sui mercati esteri facendo conoscere la Toscana non solo per la sua storia e le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche ma anche come regione vinicola tra le più importanti del mondo. Solo più tardi alcune regioni del nord Italia, in particolare Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia si sono fatte conoscere per i loro vini rossi, bianchi e spumanti. Una storia, dunque, più recente quella di nomi oggi famosi come Barolo, Barbaresco, Barbera, Moscato, Collio e così via. Ancora più vicini ai tempi nostri la conoscenza dei vini del sud Italia, anche perché in alcune regioni, in particolare Puglia e Sicilia, la coltivazione della vite ha privilegiato la produzione di vini da taglio destinati al nord Italia e soprattutto alla Francia per quelle zone dove il grado alcolico era estremamente basso. Oggi per fortuna anche le regioni meridionali italiane hanno produzioni di alta qualità utilizzando varietà autoctone come Aglianico, Primitivo, Negramaro, Nero di Troia, Nero d’Avola, Nerello Mascalese e Cerasuolo destinate ai rossi nonché Grillo, Carricante e Catarratto ai bianchi. Per non parlare dello Zibibbo che sull’isola di Pantelleria dà vita a un passito tra i vini dolci più buoni del mondo.

Oltre ad alternarsi con la Francia quale Paese con la maggiore produzione vinicola (nel 2020 circa 50 milioni di ettolitri), l’Italia si è affermata a partire dagli anni ’80 sui mercati internazionali (grazie anche ai Supertuscan e al Brunello di Montalcino) per le produzioni di alta qualità facendo dimenticare quelli che erano fino ad allora i vini più popolari confezionati nei tradizionali fiaschi impagliati. Non solo i consueti mercati europei come Germania e Svizzera, oltre agli Stati Uniti dove la presenza del vino italiano è di lunga data, ma anche la nuova frontiera dei Paesi asiatici, a cominciare dal Giappone, per “conquistare” anche un gande mercato come quello canadese. Proprio il Canada, specie nelle province del Québec e dell’Ontario, rappresenta uno dei primi mercati del vino del Belpaese.

Non c’è dubbio che a contribuire al successo internazionale dei vini italiani, aldilà della qualità del prodotto, sia stato finalmente l’apprezzamento della gastronomia delle diverse regioni della penisola. La cucina italiana, rappresentata in tutto il mondo da ristoranti gestiti direttamente da chef italiani o da stranieri che hanno imparato i “segreti” della cucina italiana, grazie alle materie prime genuine prodotte direttamente in Italia e ai sistemi semplici di cottura dei cibi hanno conquistato il favore della clientela internazionale. 

D’altra parte, come lo è per il vino dove la grande varietà dei vitigni presenti da nord a sud del Paese, anche per la gastronomia vale lo stesso discorso. Ogni regione italiana ha le sue tradizioni culinarie, i suoi prodotti di base, i suoi condimenti e i suoi metodi di cottura. Insomma, la cucina italiana non è solo quella rappresentata comunemente da pasta e pizza, ma un’infinità di piatti che spaziano dagli antipasti ai primi, dai secondi a base di carne e di pesce, agli innumerevoli contorni di legumi e verdure, fino ai dolci più svariati dove anche qui si assiste a una grande varietà di prodotti da regione a regione.

Una enogastronomia che se da una parte può essere considerata una delle principali un’ambasciatrice del made in Italy all’estero, come lo è da tempo la moda o la Ferrari, è anche uno dei fattori di richiamo per il turismo internazionale che visita l’Italia. Soprattutto negli ultimi anni sono sempre di più coloro che visitano il Paese attratti non solo dalle bellezze paesaggistiche e artistiche ma anche dalle specialità gastronomiche e dai vini delle diverse regioni.

EMANUELE PELLUCCI

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